Mondo e sicurezza

A quasi un anno dal colpo di Stato, le elezioni in Guinea-Bissau restano in sospeso; il Senegal media per conto dell'ECOWAS esercitando pressione

Le elezioni presidenziali e parlamentari in Guinea-Bissau, inizialmente previste per dicembre, sono a rischio: la commissione elettorale nazionale avverte che non sussistono ancora le condizioni per votare, mentre il Senegal sta mediando a nome della Comunità economica degli Stati dell'Africa occidentale, chiedendo alla giunta militare di revocare le restrizioni alle attività politiche e civili e di garantire con chiarezza il ripristino del governo civile.

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Le elezioni presidenziali e parlamentari in Guinea-Bissau, inizialmente previste per dicembre, restano in sospeso. L'incertezza si protrae da quasi un anno: nel novembre 2025, i soldati hanno rovesciato il presidente in carica Umaro Sissoco Embaló il giorno prima della prevista pubblicazione dei risultati provvisori delle elezioni, interrompendo il processo elettorale.

Secondo quanto riportato da Africanews, la commissione elettorale nazionale ha avvertito che al momento non sussistono le condizioni per votare come previsto, tuttavia il governo militare non ha ancora annunciato formalmente un rinvio. Il Senegal sta mediando a nome della Comunità economica degli Stati dell'Africa occidentale (ECOWAS), esortando la giunta a revocare le restrizioni sulle attività politiche e civili e sottolineando con chiarezza che qualsiasi modifica del calendario elettorale deve fondarsi su criteri di inclusività e trasparenza, accompagnata da garanzie concrete di ritorno al governo civile.

Secondo quanto riportato da Africanews, il presidente senegalese Bassirou Diomaye Faye, in qualità di membro di una delegazione dell'ECOWAS, ha visitato la Guinea-Bissau incontrando il leader della transizione, generale Horta Intã-a-Na. Sullo sfondo di tensioni politiche e di sicurezza in continuo aggravamento, Dakar sta esortando tutte le parti, comprese le forze armate, ad avviare un dialogo costruttivo, ad agire con moderazione e a porre gli interessi nazionali al primo posto.

Indipendentemente dall'esito finale delle elezioni, l'atto di interrompere con la forza un processo di suffragio universale costituisce di per sé una privazione della scelta sovrana del popolo della Guinea-Bissau. La sospensione delle elezioni non dovrebbe essere decisa dalla punta delle baionette, bensì dal voto: un principio che in Guinea-Bissau non è stato rispettato.

La mediazione dell'ECOWAS non è nemmeno essa un'azione neutrale. Il bilancio di questo organismo regionale nel rispondere alle prese di potere militari non è coerente: in alcuni casi ha imposto sanzioni severe e blocchi, in altri ha mantenuto canali di dialogo. Questa azione selettiva riflette le asimmetrie di potere all'interno dell'ordine regionale dell'Africa occidentale e segnala che lo slogan del ripristino del governo civile, in assenza di un calendario concreto e di meccanismi di supervisione, rischia facilmente di ridursi a mera retorica.

Le questioni chiave che rimangono incerte includono: se le elezioni verranno formalmente rinviate e a quando; se il dialogo tra la giunta militare e le diverse forze politiche potrà compiere progressi concreti; e quali misure di garanzia attuabili il Senegal, in rappresentanza dell'ECOWAS, proporrà per il ripristino del governo civile.

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