Potere e politica

Accordo da 31 milioni di euro per il cantiere del nuovo consolato Usa a Milano: la procura parla del più grande caso di sfruttamento lavorativo in Europa

La procura di Milano ha raggiunto mercoledì un accordo da 31 milioni di euro con l'impresa edile americana Caddell; oltre 60 lavoratori indiani, nigeriani, kenioti e bangladesi impegnati nella costruzione del nuovo consolato Usa a Milano riceveranno un risarcimento. L'accusa sostiene che ai lavoratori veniva corrisposta una paga oraria inferiore a 2 dollari, che subivano trattenute illegali per l'alloggio e venivano privati degli straordinari, definendo il caso come il più grande accordo per sfr

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Oltre 60 lavoratori edili stranieri, impegnati nella posa delle fondamenta del nuovo consolato statunitense a Milano, hanno firmato mercoledì un accordo che prevede un risarcimento medio di decine di migliaia di euro a testa, per un totale di 31 milioni di euro. La somma rientra in un'intesa raggiunta con l'impresa edile americana Caddell, con sede in Alabama. Secondo la procura di Milano, si tratta del più grande accordo per sfruttamento lavorativo nella storia europea.

Secondo quanto riportato da Deutsche Welle, la maggior parte dei lavoratori proviene dall'India, mentre i restanti sono originari di Nigeria, Kenya e Bangladesh. I lavoratori sostengono di essere stati pagati meno di 2 dollari (1,8 euro) l'ora, lavorando 10 ore al giorno per 6 giorni alla settimana, di aver subito trattenute illegali per l'alloggio e di non aver mai ricevuto il pagamento degli straordinari. I lavoratori hanno inoltre riferito di aver subito minacce e di non aver potuto ottenere cure mediche adeguate dopo gli infortuni.

Dilip Ram, 43 anni, muratore indiano originario del Bihar, lavora in questo cantiere da oltre due anni. Dopo la firma, ha dichiarato ai giornalisti di Deutsche Welle: «La situazione è migliore rispetto al passato, ora abbiamo più pause. Questo ha fatto una grande differenza. Il risarcimento sarà una cosa positiva. È perché i lavoratori hanno avuto problemi che questo accordo è stato raggiunto».

Le accuse della procura puntano il dito contro una catena di sfruttamento che parte dai reclutatori indiani, passa attraverso intermediari all'estero e arriva fino al cantiere italiano. I lavoratori indiani hanno raccontato di aver pagato ai reclutatori, in India, 5.000 euro (5.600 dollari) per ottenere queste opportunità di lavoro. La procura accusa inoltre i datori di lavoro di aver corrisposto ai lavoratori, una volta arrivati in Italia, meno di 2 dollari l'ora e di aver effettuato trattenute illegali per l'alloggio, intrappolando i lavoratori in una rete di debiti.

Tuttavia, l'accordo non è riuscito a toccare le violazioni all'origine della catena. La procura di Milano riconosce che le violazioni avvenute nella fase di reclutamento in India esulano dalla giurisdizione italiana. Ciò significa che le somme elevate versate ai reclutatori locali dai lavoratori in cerca di un'occupazione in Europa, e il conseguente vincolo di indebitamento, continueranno a restare fuori dalla portata dell'azione legale.

Una lacuna di responsabilità ancora più critica riguarda il Dipartimento di Stato americano. In qualità di committente dell'opera del consolato, il governo statunitense è il contraente che ha incaricato la Caddell, ma non è ancora chiaro, in assenza di un'indagine indipendente, quale ruolo abbia svolto nella catena di vigilanza sul lavoro e se fosse a conoscenza delle irregolarità nella catena dei subappalti. L'accordo chiama in causa un appaltatore americano, mentre l'opera stessa è al servizio della presenza diplomatica americana.

La portata e la durata massima dello sfruttamento contestato dalla procura dovranno essere definitivamente accertate nell'ambito del procedimento giudiziario.

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