Mondo e sicurezza

Accordo di cessate il fuoco a Gaza: oltre 100 organizzazioni lo definiscono "lettera morta"

Nel primo anniversario del cosiddetto accordo di cessate il fuoco a Gaza, mediato dagli Stati Uniti, oltre cento organizzazioni internazionali umanitarie e per i diritti umani hanno diffuso una dichiarazione congiunta in cui definiscono l'intesa "lettera morta", denunciando come le operazioni militari continue di Israele, il blocco degli aiuti e le restrizioni sui materiali per la ricostruzione stiano sottoponendo la popolazione palestinese a morti in massa, fame e sfollamenti.

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Secondo quanto riportato da Al Jazeera, nel giorno in cui il cosiddetto accordo di cessate il fuoco, raggiunto nell'ambito del framework del "Consiglio per la pace di Gaza" proclamato dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump ed entrato in vigore il 10 ottobre 2025, compie un anno, una dichiarazione congiunta firmata da oltre cento organizzazioni internazionali umanitarie, per i diritti umani e della società civile – tra cui Amnesty International, il Consiglio norvegese per i rifugiati, Save the Children, Oxfam e Greenpeace – ha denunciato senza mezzi termini, in data 9 ottobre, che l'accordo è "lettera morta".

La dichiarazione afferma: "Le forze armate israeliane continuano ogni giorno a provocare morti e feriti tra i palestinesi, mentre le restrizioni sugli aiuti, sulle attrezzature e sui materiali per la ricostruzione stanno impedendo alle famiglie di intraprendere qualsiasi forma di ripresa". Il documento attribuisce inoltre la persistenza di morti e distruzioni nell'ultimo anno al fatto che la comunità internazionale non è riuscita a esercitare pressioni su Israele per indurlo a rispettare le ordinanze vincolanti della Corte internazionale di giustizia.

La dichiarazione cita statistiche secondo cui, dall'entrata in vigore del cessate il fuoco il 10 ottobre 2025, gli attacchi israeliani hanno causato la morte di almeno 1.471 palestinesi e il ferimento di altri 5.189, tra cui almeno 327 bambini – il che significa che nell'ultimo anno "quasi ogni giorno è stato ucciso un bambino".

Estendendo l'arco temporale allo scoppio della guerra nell'ottobre 2023, le statistiche del ministero della Salute palestinese indicano che nei tre anni di conflitto sono morte almeno 74.254 palestinesi e altre 175.000 sono rimaste ferite, pari a circa il tre per cento della popolazione di Gaza precedente alla guerra. La dichiarazione sottolinea che tali dati riguardano esclusivamente i decessi registrati negli ospedali e nelle fonti ufficiali, escludendo coloro che sono ancora sepolti sotto le macerie o risultano dispersi, e che il numero reale delle vittime potrebbe essere di gran lunga superiore. Una stima conservativa dell'Organizzazione mondiale della sanità ritiene che il 24% dei feriti – di cui un quarto sono bambini – abbia riportato lesioni tali da cambiarne la vita e necessiti di cure riabilitative a lungo termine.

Jan Egeland, segretario generale del Consiglio norvegese per i rifugiati, ha dichiarato senza mezzi termini nel comunicato congiunto: "Un anno esatto dopo la firma dell'accordo di cessate il fuoco, la condizione dei palestinesi non è quasi per nulla migliorata, e questo è motivo di profonda vergogna". Ha sottolineato come le continue restrizioni imposte da Israele alle attrezzature e ai materiali da costruzione rappresentino l'unico ostacolo alla ricostruzione delle comunità di Gaza.

Inger Ashing, amministratrice delegata di Save the Children, ha affermato nella stessa dichiarazione: "Se ci sono ancora bambini che vengono uccisi e famiglie che non riescono a ricostruire la propria vita, allora il cessate il fuoco è privo di qualsiasi significato".

Agnes Callamard, segretaria generale di Amnesty International, ha puntato il dito contro la mancanza di meccanismi di responsabilità: "L'impunità non può essere sepolta sotto le macerie. Il persistente fallimento nel chiedere conto a Israele e nel costingerlo a rispettare le ordinanze vincolanti della Corte internazionale di giustizia continua ad alimentare crimini di massa contro i palestinesi".

La dichiarazione ha altresì illustrato l'ampiezza della crisi umanitaria a Gaza: circa 1,4 milioni di persone affrontano livelli di insicurezza alimentare classificati come situazione di crisi o peggio, una condizione destinata a protrarsi fino alla fine dell'anno; circa 2 milioni di palestinesi hanno urgente bisogno di rifugi, mentre l'80% degli edifici del territorio è stato danneggiato. Nessuno dei 36 ospedali di Gaza opera a pieno regime e si registrano gravi carenze di farmaci, attrezzature e carburante; oltre 18.500 pazienti – tra cui almeno 4.000 bambini – necessitano di evacuazione medica, e già oltre mille persone sono morte in attesa del trasferimento.

La dichiarazione avverte inoltre che l'esercito israeliano sta comprimendo ulteriormente lo spazio vitale di una popolazione civile palestinese già ridotta all'estremo, attraverso lo spostamento unilaterale della cosiddetta "linea gialla" di cuscinetto stabilita nell'ambito del framework del cessate il fuoco. Soltanto nel giorno di pubblicazione della dichiarazione, le forze israeliane hanno sparato munizioni vere e condotto pesanti bombardamenti di artiglieria contro i campi profughi di al-Musaddar, Maghazi e Bureij, nel centro di Gaza, provocando la morte di almeno un palestinese; i raid aerei e i bombardamenti del giorno precedente avevano invece causato almeno 8 morti e decine di feriti.

L'accordo di cessate il fuoco si inserisce nel framework del "Consiglio per la pace di Gaza" annunciato dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump. L'arco di un anno trascorso dimostra che, in assenza di una pressione concreta della comunità internazionale sulla questione della responsabilità di Israele e di un meccanismo di attuazione indipendente all'interno di un framework guidato dagli Stati Uniti, persiste un fossato incolmabile tra gli impegni di cessate il fuoco e la violenza, la fame e gli sfollamenti che i palestinesi di Gaza continuano a subire quotidianamente.

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