Mondo e sicurezza

Il conflitto nel Sahel si estende alla costa del Golfo di Guinea: JNIM apre un corridoio transfrontaliero attraverso il nord del Benin

In occasione dell'insediamento del nuovo presidente del Benin, un accampamento militare nella regione settentrionale di Kouroukua è stato preso d'assalto dal JNIM, gruppo legato ad al-Qaeda, provocando la morte di 4 soldati. Un'inchiesta di France 24 ha rivelato che dal 2022 il JNIM utilizza il nord del Benin come corridoio di transito che collega Mali, Burkina Faso, Niger e Nigeria; due riserve naturali sono state trasformate in hub logistici, mentre l'esercito beninese difende i confini in sol

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In occasione dell'insediamento del nuovo presidente del Benin, Romuald Wadagni, la regione di Kouroukua, nel nord del Paese al confine con il Burkina Faso, è stata colpita da un attacco del gruppo "Jama'at Nusrat al-Islam wal-Muslimin" (JNIM), affiliato ad al-Qaeda, che ha causato la morte di 4 soldati beninesi. France 24, citando un reportage di Radio France Internationale (RFI), ha riferito che l'assalto è stato condotto da centinaia di miliziani a bordo di motociclette, con due accampamenti militari presi di mira contemporaneamente.

L'attacco, avvenuto il 25 maggio 2026, rappresenta l'ultimo episodio di una traiettoria di espansione del JNIM nel nord del Benin, ricostruita dall'inchiesta di France 24. Secondo l'emittente, dal 2022 il gruppo armato legato ad al-Qaeda ha progressivamente rafforzato la propria presenza nel nord del Benin. Il Paese, confinante con le principali aree di operatività del JNIM in Mali, Burkina Faso e Niger, viene utilizzato dall'organizzazione come corridoio di transito che collega l'entroterra saheliano alla costa del Golfo di Guinea. France 24 ha inoltre rivelato che due riserve naturali nel nord del Benin sono state trasformate dal JNIM in hub logistici: i miliziani si avvalgono di queste aree dal terreno complesso e dalla sorveglianza debole per accumulare rifornimenti, riorganizzare le proprie fila e fornire un sostegno strutturale alla mobilità transfrontaliera.

L'analista dell'International Crisis Group, Franklin Nossit, in un'intervista a France 24, ha spiegato: "Il nord del Benin confina con i nuovi fronti del JNIM nell'est del Burkina Faso, nell'ovest del Niger e in Nigeria. Per questo il nord del Benin consente loro di trasferire più agevolmente materiali dall'est del Burkina Faso verso la Nigeria e il Niger". Ha aggiunto: "Il nord del Benin è un importante corridoio di contrabbando, e il JNIM lo utilizza come nodo chiave per connettersi ad altre reti di contrabbando e ottenere rifornimenti".

France 24 ha definito "difesa dei confini a stento" la situazione in cui versa l'esercito beninese lungo il confine settentrionale, a oltre 700 chilometri dalla capitale economica Cotonou. Il reportage non ha fornito dettagli specifici sul dispiegamento di truppe e sulle capacità operative dell'esercito beninese, ma la formulazione stessa rivela l'isolamento del Benin nel coordinamento della sicurezza regionale. Il Paese non dispone di meccanismi di cooperazione con Mali, Burkina Faso e Niger, e la Comunità economica degli Stati dell'Africa occidentale (ECOWAS), su cui faceva affidamento, ha visto le proprie capacità di coordinamento effettivamente indebolite in un contesto segnato, dal 2020 in poi, da colpi di Stato militari consecutivi nel Sahel, dal ritiro o dalle sanzioni inflitte a diversi Stati membri.

L'isolamento regionale in cui versa il Benin si lega strettamente alla traiettoria della strategia antiterrorismo francese nel Sahel nell'ultimo decennio. La Francia, attraverso l'operazione Barkhane, ha mantenuto a lungo nel Sahel diverse migliaia di soldati, investendo miliardi di euro, nel tentativo di contenere l'espansione delle filiali di al-Qaeda e dello Stato Islamico, con risultati strategici limitati. Mali (2020), Burkina Faso (2022) e Niger (2023) sono stati teatro di successivi colpi di Stato militari: le giunte, invocando la sovranità nazionale, hanno espulso le truppe francesi e dato vita all'Alleanza degli Stati del Sahel (AES) — un nuovo quadro che esclude Paesi costieri storicamente legati a Parigi e all'Occidente come il Benin, interrompendo di fatto la catena di coordinamento antiterrorismo lungo il confine settentrionale beninese. Dopo il ritiro delle forze francesi, parte delle milizie locali e delle reti di intelligence sostenute dall'Occidente si sono dissolte, creando di fatto le condizioni che hanno permesso al JNIM di colmare gli spazi vuoti e di infiltrarsi verso la costa del Golfo di Guinea.

L'attacco, avvenuto nel primo giorno del governo Wadagni, riveste un chiaro segnale politico nella scelta del momento: il JNIM ha intenzionalmente voluto testare la linea difensiva settentrionale del nuovo esecutivo nel passaggio di potere. Le immagini e le informazioni ottenute da France 24 mostrano come il modello operativo dei miliziani — basato sulla costruzione di un apparato logistico nelle riserve naturali e sull'approvvigionamento attraverso i corridoi di contrabbando transfrontalieri — renda strutturalmente inefficace qualsiasi difesa dei confini limitata al singolo Stato. Per il governo Wadagni, appena insediatosi, la sfida centrale e ineludibile dell'inizio del mandato sarà costruire un proprio scudo di sicurezza nel contesto del crollo del quadro antiterrorismo occidentale e dell'uscita di scena degli alleati regionali.

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