Potere e politica

L'attacco all'aeroporto di Riad scatena una raffica di condanne globali, resta da vedere se le forze americane entreranno nella guerra saudita in Yemen

Gli Houthi hanno colpito per la terza volta questa settimana l'aeroporto internazionale di Riad, causando almeno 12 morti e circa 300 feriti; più di dieci governi e le Nazioni Unite hanno reagito rapidamente. I bombardamenti sauditi sullo Yemen durano da anni e la raffica di condanne internazionali è quasi interamente rivolta agli Houthi. Trump ha dichiarato che deciderà "presto" se le forze americane entreranno nel conflitto.

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Secondo quanto riportato da Al Jazeera, l'Arabia Saudita ha accusato gli Houthi yemeniti di aver lanciato il terzo attentato di questa settimana contro l'aeroporto internazionale di Riad, causando almeno 12 morti e circa 300 feriti, l'attacco più letale subito dal regno in oltre dieci anni. L'elenco delle vittime pubblicato dall'Autorità generale dell'aviazione civile saudita comprende 4 sauditi, 2 cittadini bengalesi e un cittadino ciascuno proveniente da Stati Uniti, Giordania, Palestina, Siria, Sudan ed Egitto.

Al momento dell'attacco, l'Arabia Saudita stava conducendo bombardamenti contro gli Houthi in appoggio all'offensiva di terra delle forze governative yemenite contro l'organizzazione sostenuta dall'Iran. Diversi governi e agenzie delle Nazioni Unite hanno pubblicato dichiarazioni immediate, con le condanne tutte rivolte alla parte houthi.

Il presidente americano Trump ha definito l'attacco "terribile" e ha dichiarato di stare valutando se gli Stati Uniti debbano unirsi all'azione militare saudita contro gli Houthi, affermando che prenderà una decisione "presto". "Potremmo unirci. Studieremo la cosa. Abbiamo appena appreso dell'ultimo attentato, quindi prenderemo una decisione. Agiremo rapidamente", ha detto Trump. Il segretario di Stato americano Rubio ha riferito che nell'attacco è morto un cittadino americano, ha chiesto la fine di "questi attacchi deplorevoli" e ha scritto su X che gli Stati Uniti "sono al fianco dell'Arabia Saudita e del suo popolo".

Il segretario generale delle Nazioni Unite Guterres ha scritto su X di essere "profondamente scioccato" e ha condannato con forza l'attacco degli Houthi. Ha dichiarato che gli attacchi contro civili e infrastrutture civili violano il diritto internazionale e "devono cessare immediatamente". L'inviato speciale ONU per lo Yemen, Hans Grundberg, ha definito il raid mortale contro un aeroporto civile saudita una "grave escalation" e ha affermato che "azioni di questo tipo rappresentano una seria minaccia alla sicurezza regionale, alimentano il ciclo di violenza e complicano gli sforzi di pace in Yemen".

Dal Cairo a Islamabad, Amman e Mascate, almeno quattordici organismi governativi hanno preso rapidamente posizione dopo l'attacco. Il ministero degli Esteri egiziano ha espresso "ferma condanna", definendo l'attacco una "palese violazione del diritto internazionale"; il ministero degli Esteri qatariota ha definito l'attacco una "grave violazione" della sovranità saudita e una "minaccia diretta" alla sicurezza regionale, alla sicurezza dei civili, alle infrastrutture civili e alla sicurezza aerea, esprimendo il proprio sostegno a "tutte le misure legittime" adottate dall'Arabia Saudita per tutelare la propria sovranità e sicurezza; il premier pakistano Shehbaz Sharif ha condannato questo "vile attacco", ribadendo l'"impegno incrollabile" del Pakistan verso la "sovranità e l'integrità territoriale" dell'Arabia Saudita; il re di Giordania Abdullah II ha inviato le proprie condoglianze al re saudita Salman e al principe ereditario Mohammed bin Salman, indicato da Al Jazeera come il leader de facto del paese.

Il ministero degli Esteri indiano ha definito l'attacco con la parola "ignobile"; l'ambasciata giapponese in Arabia Saudita ha condannato con forza i "ripetuti attacchi" degli Houthi, affermando che gli attacchi contro i civili "non sono tollerabili in nessuna circostanza"; il premier canadese Mark Carney ha definito l'attacco "abominevole", sottolineando che "non esiste alcuna giustificazione per colpire infrastrutture civili"; il premier malaysiano Anwar Ibrahim ha condannato l'attacco "senza ambiguità"; il ministro degli Esteri australiano Penny Wong ha invece avvertito i propri cittadini di "rivalutare la necessità di recarsi in Arabia Saudita". I governi di Oman, Palestina e Siria hanno pubblicato dichiarazioni separate in cui condannano l'attacco o esprimono "piena solidarietà" all'Arabia Saudita.

La valutazione di Trump su un eventuale ingresso delle forze americane nel conflitto saudita implica che un conflitto già durato anni potrebbe internazionalizzarsi ulteriormente. Tuttavia, mentre oltre dieci governi e agenzie ONU condannano all'unanimità gli attacchi houthi, i bombardamenti sauditi sullo Yemen, in corso da anni, vengono menzionati solo come sfondo nella fitta reazione internazionale, senza innescare analoghe condanne ufficiali. Questa asimmetria nel potere discorsivo riflette la realtà strutturale per cui le guerre prolungate ricevono un trattamento differenziato nell'arena dell'opinione internazionale.

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