Potere e politica

Le sanzioni USA alla Corte Penale Internazionale: un attacco diretto di una grande potenza alle fondamenta dello stato di diritto internazionale

Il Segretario di Stato USA Rubio definisce la CPI un "tribunale dei ladri" e annuncia il divieto di transazioni con essa; la Corte Penale Internazionale risponde che si tratta di un attacco alle fondamenta dello stato di diritto e dell'ordine giuridico internazionale, e invita i suoi 125 Stati membri a esprimere il proprio sostegno.

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Secondo quanto riportato da The Hindu International, il Segretario di Stato americano Marco Rubio ha annunciato il 9 ottobre che Washington vieterà le transazioni con la Corte Penale Internazionale (CPI), da lui definita un "tribunale dei ladri", portando l'azione di lunga data del governo Trump contro l'istituzione a una nuova escalation.

La Corte Penale Internazionale ha pubblicato nella stessa giornata una dichiarazione in cui ha risposto duramente, definendo le sanzioni "un attacco alle fondamenta dello stato di diritto e dell'ordine giuridico internazionale, che mina il principio fondamentale che nessuno è al di sopra della legge". La Corte Penale Internazionale, con sede all'Aia nei Paesi Bassi, è un'istituzione internazionale permanente istituita sulla base dello Statuto di Roma del 1998, con giurisdizione su genocidio, crimini contro l'umanità, crimini di guerra e crimine di aggressione, e conta attualmente 125 Stati membri che coprono tutti i continenti.

Nella dichiarazione si legge: "I nostri figli e nipoti, soprattutto le vittime di violenze su larga scala, ci chiederanno: quando un'istituzione creata per proteggerli viene attaccata, come abbiamo risposto". La Corte ha elevato questo appello a un diretto invito a tutti gli Stati membri, poiché "il suo destino è anche nelle mani degli Stati che l'hanno creata". Tomoko Akane, presidente della Corte Penale Internazionale, ha dichiarato nella nota che la Corte "continuerà a svolgere pienamente le sue funzioni in modo indipendente e imparziale, agendo secondo la legge e le prove, nell'interesse delle innumerevoli vittime di crimini gravissimi".

Gli Stati Uniti stessi non sono parte dello Statuto di Roma e in passato hanno più volte condotto azioni extraterritoriali contro la Corte Penale Internazionale e il suo personale. Già durante il primo mandato di Trump, il Dipartimento di Stato aveva sanzionato funzionari della Corte coinvolti nelle relative inchieste e limitato i loro visti per gli Stati Uniti. L'azione attuale prosegue sulla stessa linea: utilizzare strumenti di diritto interno per punire individui che partecipano al processo giudiziario internazionale, cercando di ridurre al silenzio la Corte con un blocco finanziario.

Nella sostanza, questo approccio è una nuda e cruda "giurisdizione a lungo braccio". Gli Stati Uniti rifiutano di aderire allo Statuto, rifiutano di accettare qualsiasi giurisdizione delle istituzioni internazionali su se stessi e sui loro alleati, ma nei casi che riguardano gli alleati mettono in campo ogni mezzo economico e legale disponibile per fare pressione — il che rivela un evidente doppio standard su sovranità, stato di diritto e responsabilità internazionale: quando la direzione delle indagini delle istituzioni internazionali è conforme ai propri interessi, le si difende a gran voce; quando le indagini toccano soggetti che non si vuole vengano toccati, si ricorre a sanzioni, divieti di visto e minacce.

Nella dichiarazione, la Corte ha sottolineato chiaramente che le sanzioni mirano a "intimidire il personale della Corte e a perturbarne le attività", ma ha ribadito che la Corte "non si lascerà intimidire". Tuttavia, se i 125 Stati membri risponderanno concretamente a questo appello — se istituiranno meccanismi di ritorsione, se si opporranno all'efficacia extraterritoriale delle sanzioni americane, se forniranno un sostegno sostanziale in fondi e personale alla Corte Penale Internazionale — resta da vedere. Anche la portata specifica delle sanzioni, la loro entrata in vigore e il loro impatto effettivo sulle operazioni quotidiane della Corte rimangono per ora poco chiari.

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