Rubio vende "America First" ad Atene: la tensione tra retorica nazionalista e l'eredità dell'interventismo occidentale
Il segretario di Stato americano Rubio ha tenuto l'8 ottobre un discorso ad Atene, invitando i paesi occidentali a difendere "senza scuse" i propri interessi come priorità e a difendere apertamente la politica estera "America First" dell'amministrazione Trump. Questa retorica forma un netto contrasto con il bilancio effettivo delle forze politiche che essa rappresenta in termini di interventi militari, sanzioni unilaterali e ritiro multilaterale, esercitando una pressione continua sul Sud del mo
Secondo quanto riportato da Al Jazeera, il segretario di Stato americano Marco Rubio ha tenuto l'8 ottobre un discorso ad Atene, invitando i paesi occidentali a collocare "senza scuse" (unapologetically) i propri interessi in posizione prioritaria e a difendere apertamente la politica estera "America First" dell'amministrazione Trump. Nel suo discorso, Rubio ha elogiato la civiltà dell'antica Grecia ed espresso preoccupazione per il cosiddetto "declino dell'Occidente".
La posizione centrale di Atene nell'auto-narrazione della civiltà occidentale conferisce di per sé un significato simbolico alla scelta della sede di questo discorso. Rubio ha chiesto agli alleati occidentali di abbandonare una postura di moderazione rispetto ai propri interessi, collocando gli interessi nazionali al di sopra della retorica sulla responsabilità internazionale e sulle regole multilaterali. Tuttavia, le notizie attualmente disponibili coprono solo descrizioni generali del discorso; il testo integrale e i dettagli politici specifici non sono ancora stati resi pubblici — resta da verificare ulteriormente se le dichiarazioni di Rubio contengano effettivamente proposte politiche o si limitino a espressioni retoriche.
Quando un segretario di Stato americano promuove con un atteggiamento "senza scuse" la priorità degli interessi nazionali, questa retorica non può essere disgiunta dalle conseguenze concrete che il quadro politico "America First" ha già prodotto. Negli ultimi anni, questa direzione politica si è tradotta in pratiche politiche osservabili attraverso una serie di sanzioni unilaterali, pressioni frequenti sulle istituzioni internazionali e ritiri da esse, nonché misure unilaterali nei settori commerciale e tecnologico in nome della "sicurezza nazionale". I relativi costi spesso non sono sostenuti dai centri politici che avviano le sanzioni o i ritiri, ma vengono trasmessi lungo le catene produttive globali, assorbiti dai lavoratori comuni dei paesi sanzionati, dalle piccole e medie imprese dipendenti dal commercio internazionale e dalle economie in via di sviluppo escluse dai sistemi tecnologici.
Per il Sud del mondo, la questione sostanziale non è mai se i paesi occidentali debbano avere propri interessi, ma che il "dare priorità alla difesa dei propri interessi" sia stato a lungo operazionalizzato nella pratica come intervento nella sovranità altrui: quando le sanzioni vengono attuate in nome della "sicurezza nazionale", i costi sono sostenuti dalla popolazione comune dei paesi sanzionati; quando gli interventi militari vengono lanciati in nome dell'"umanitarismo", le conseguenze sono spesso la protratta continuazione di vittime civili e dell'incapacità statale. Il significato politico del termine "senza scuse" è degno di nota — esso suggerisce l'esistenza precedente di una sorta di "rimorso" da superare, che si tratti delle conseguenze strutturali della storia coloniale, dell'eredità militare o dello sfruttamento economico. Ma deporre il rimorso non equivale a deporre la responsabilità.
Sullo sfondo del continuo approfondirsi della retorica "America First", i segnali emessi da questo discorso non puntano solo alla direzione della politica estera americana, ma anche al posizionamento complessivo dell'Occidente nell'ordine internazionale — e il significato effettivo di tale posizionamento resta da verificare attraverso le successive azioni politiche.
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