Mondo e sicurezza

Scontro sullo sbocco al Mar Rosso: Etiopia ed Eritrea si accusano di "aggressione", il conflitto nel Tigray verso la guerra transfrontaliera

Etiopia ed Eritrea si sono accusate reciprocamente venerdì di aver lanciato una "guerra di aggressione", a pochi giorni dalla rottura delle relazioni diplomatiche. Stime non verificabili indicano tra 5.000 e 8.000 soldati eritrei nel Tigray a sostegno del TPLF; i ribelli perdono città sotto la spinta delle truppe federali e si ritirano verso il confine. Il conflitto, in origine interno, rischia di trasformarsi in una guerra tra Stati sullo sfondo dello storico contenzioso per l'accesso etiope al

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Etiopia ed Eritrea si sono accusate reciprocamente venerdì di aver lanciato una "guerra di aggressione": a pochi giorni dalla rottura delle relazioni diplomatiche tra i due Paesi, il conflitto del Tigray, in origine interno all'Etiopia, sta rapidamente degenerando verso una guerra transfrontaliera.

Secondo quanto riportato da France 24, che cita l'Agence France-Presse, una fonte straniera anonima della sicurezza ha stimato che attualmente tra i 5.000 e gli 8.000 soldati eritrei siano dispiegati nella regione del Tigray, a sostegno del Fronte di Liberazione del Popolo del Tigray (TPLF), che il mese scorso ha lanciato un'offensiva contro le truppe federali. Il dato non è verificabile in modo indipendente, e nessuno dei due governi ha risposto alle richieste di commento dell'AFfp.

Il ministro degli Esteri etiope Gedion Timothewos, in una lettera indirizzata ai diplomatici, ha definito l'azione eritrea una "palese aggressione che fa scattare il diritto intrinseco dell'Etiopia all'autodifesa". Il ministro dell'Informazione eritreo Yemane Gebremeskel ha immediatamente replicato sulla piattaforma X, sostenendo che l'Eritrea è vittima di una "guerra di aggressione non provocata" da parte dell'Etiopia.

Nell'ultima settimana, l'esercito etiope ha registrato progressi significativi nel Tigray, riconquistando la "capitale" del TPLF, Mekelle, e la Ethiopian Airlines ha annunciato la ripresa dei voli verso la città a partire dall'11 ottobre. Allo stesso tempo, le truppe federali hanno lanciato intensi attacchi con droni contro le forze eritree dispiegate sul territorio etiope: secondo quanto riferito dall'AFP, citando addetti al monitoraggio del conflitto e testimoni oculari, le truppe eritree sono apparse nei giorni scorsi ad Adigrat, diventando poi obiettivo dei droni etiopi.

Testimoni hanno riferito venerdì all'AFP che i raid con droni dell'aviazione etiope hanno colpito nelle ultime ore anche le posizioni eritree a Shire e a Sheraro, due città strategiche lungo l'asse che porta al confine, dove i combattenti del TPLF si starebbero concentrando dopo la perdita di Mekelle. Un funzionario del TPLF, che ha parlato con l'ANSA a condizione di anonimato, ha descritto la situazione come "estremamente fluida", con reparti in ritirata e linee di rifornimento sotto pressione.

Il TPLF, che ha dominato la politica etiope fino all'ascesa del premier Abiy Ahmed nel 2018, controllava fino alla scorsa settimana gran parte del Tigray e di alcune aree limitrofe dell'Eritrea. Il leader del movimento, Debretsion Gebremichael, non ha rilasciato dichiarazioni pubbliche dalla caduta di Mekelle, ma fonti vicine ai ribelli riferiscono che starebbe valutando lo spostamento del comando verso la fascia di confine. Il presidente eritreo Isaias Afwerki, dal canto suo, non ha commentato ufficialmente le accuse di Addis Abeba.

La disputa tra Etiopia ed Eritrea affonda le proprie radici nel lungo contenzioso geopolitico legato allo sbocco etiope sul Mar Rosso: da quando l'Eritrea ha ottenuto l'indipendenza nel 1993, l'Etiopia è rimasta senza un porto proprio sul Mar Rosso ed è costretta ad affidarsi principalmente al porto eritreo di Assab. La recente rottura diplomatica e l'attuale conflitto rischiano ora di aggravare una frattura che, secondo gli analisti, si intreccia con il braccio di ferro regionale tra il governo di Addis Abeba e quello di Asmara.

Secondo Kjetil Tronvoll, professore di studi sui conflitti presso l'Oslo New University College, la dinamica attuale segna una pericolosa escalation: "La presenza di truppe eritree all'interno del Tigray, unita alla controffensiva aerea etiope, potrebbe trasformare un conflitto interno in un confronto aperto tra Stati sovrani, con conseguenze imprevedibili per l'intero Corno d'Africa".

Le Nazioni Unite hanno espresso preoccupazione per il rischio di una crisi umanitaria di vaste proporzioni, con centinaia di migliaia di civili già sfollati a causa dei combattimenti e corridoi umanitari che restano ostruiti. Entrambe le parti sono state invitate a rispettare il diritto internazionale umanitario e a proteggere la popolazione civile. Sul terreno, agenzie umanitarie riferiscono di crescenti difficoltà nel far pervenire aiuti nelle zone contese, mentre cresce il timore che il conflitto possa estendersi oltre i confini regionali.

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