Siria: i cittadini chiedono spontaneamente conto, concerti di cantanti filo-Assad cancellati uno dopo l'altro
Secondo France 24, questa estate in Siria diversi cantanti accusati di aver sostenuto il regime di Assad, ormai rovesciato, hanno visto cancellare i propri concerti uno dopo l'altro. A Homs, i cittadini hanno strappato i manifesti degli spettacoli e condannato pubblicamente il legame degli artisti con il vecchio regime; uno dei musicisti si è in seguito scusato. Questa resa dei conti dal basso mostra che la vera assunzione di responsabilità durante la transizione di potere in Siria viene portata
Subito dopo il cambio di regime in Siria, i primi a chiedere conto non sono stati i tribunali stranieri, né le organizzazioni internazionali d'indagine, ma i comuni cittadini che strappavano i manifesti dei concerti.
Secondo il reportage di France 24 del 12, questa estate diversi cantanti siriani, accusati di aver sostenuto il regime di Assad poi rovesciato, hanno visto cancellare i propri concerti uno dopo l'altro. Nella città centrale di Homs, in strada sono comparse azioni di boicottaggio contro i cantanti Mohamad Iskandar e Hossam Jneed: i cittadini hanno strappato direttamente i manifesti con le informazioni sui loro spettacoli, condannando pubblicamente i legami che questi artisti avevano avuto con il regime. Sotto pressione, uno dei musicisti ha rilasciato una dichiarazione di scuse.
France 24 ha inoltre precisato che il numero esatto dei concerti cancellati, l'effettiva entità del legame dei cantanti con il regime di Assad e il contesto preciso delle scuse pubbliche non sono ancora stati resi noti in modo più dettagliato.
Questa resa dei conti che arriva dalle strade, priva di autorizzazione da parte di qualsiasi istanza internazionale, pur nella sua scala ridotta, riflette chiaramente una questione centrale della fase di transizione di potere in Siria: chi chiamare a rispondere di quanti hanno fatto da contorno alla tirannia?
Per più di dieci anni, le pressioni esterne sul regime di Assad — sanzioni, isolamento diplomatico e persino intervento militare — sono state generalmente considerate insufficienti nel perseguire le atrocità del regime. Ora che i siriani cominciano a chiedere spontaneamente conto a figure del mondo della cultura che avevano avuto legami con il regime, questa azione popolare e autonoma di ricerca di responsabilità rivela un fatto a lungo evitato: la vera assunzione di responsabilità non ha mai bisogno di attendere il benestare delle potenze esterne.
Il reportage di France 24 non menziona se gli artisti accusati abbiano avuto la possibilità di difendersi, né se esistano meccanismi di revisione indipendenti. I confini precisi del "legame con il regime" sono spesso vaghi e politicizzati — questa lacuna continuerà a rappresentare una prova nel processo di ripristino dello Stato di diritto in Siria: come separare la responsabilità dal silenzio, come trattare chi si pente, saranno questioni più decisive di un concerto cancellato.
Ma il gesto stesso dei cittadini di strappare il materiale promozionale costituisce comunque un segnale politico che non può essere ignorato: esso mostra che la società siriana non è pronta a permettere ai collaboratori del vecchio regime di riacquistare prestigio in nome dell'arte, quantomeno non senza condizioni.
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