Sudafrica ritira la direttiva sull'asilo: la sentenza cede davanti alla violenza xenofoba
Il ministero degli Interni sudafricano ha ritirato una direttiva sul trattamento delle domande d'asilo, emessa in risposta a una sentenza, dopo le violente proteste anti-stranieri scoppiate a Durban e Johannesburg. I manifestanti hanno dato alle fiamme veicoli e saccheggiato negozi gestiti da stranieri, evidenziando la contraddizione strutturale tra la tutela del diritto d'asilo e le pressioni del populismo xenofobo.
Secondo quanto riportato dalla Deutsche Welle, il ministero degli Interni sudafricano ha ritirato una controversa direttiva sul trattamento delle domande d'asilo, in seguito alle violente proteste contro gli stranieri scoppiate a Durban e Johannesburg. La direttiva era stata emanata in risposta a una sentenza che stabiliva come i richiedenti asilo non potessero essere esclusi dalla procedura d'asilo sudafricana sulla base di sole ragioni procedurali, come l'ingresso illegale nel Paese.
I violenti scontri sono scoppiati prima nella città costiera di Durban, per poi estendersi a Soweto, sobborgo di Johannesburg. La Deutsche Welle riferisce che i manifestanti hanno dato alle fiamme 14 auto a Durban e 10 a Soweto, mentre i negozi gestiti da stranieri sono stati saccheggiati in entrambe le località. Residenti di Soweto si sono scontrati con commercianti stranieri, e l'emittente Newzroom Afrika ha riportato spari sul posto. Il portavoce della polizia di Johannesburg, Xolani Fihla, in un'intervista alla South African Broadcasting Corporation (SABC), ha dichiarato: "Si segnala che nella zona si sono verificati scontri tra cittadini stranieri e sudafricani. Al momento posso confermare che non risultano vittime."
La scintilla delle proteste è stata la recente sentenza con cui un tribunale ha dichiarato incostituzionali alcune clausole della politica governativa sui rifugiati. Questa decisione ha spinto centinaia di persone — tra cui, secondo le segnalazioni, molti soggetti non aventi diritto all'asilo — a riversarsi presso i centri governativi per rifugiati, congestionando rapidamente gli uffici preposti. Il ministero degli Interni ha riconosciuto che il personale si trova esposto a un "rischio grave". Mercoledì il governo sudafricano ha sottolineato che la sentenza "non ha concesso automaticamente lo status di rifugiato né il permesso di soggiorno permanente ai migranti", ma tale presa di posizione non è riuscita a placare le proteste.
La decisione di ritirare la direttiva segna una pubblica ritirata dell'esecutivo tra la tutela del diritto d'asilo e le pressioni del populismo xenofobo. La sentenza perde forza esecutiva di fronte alla mobilitazione di piazza, e piccoli commercianti stranieri e richiedenti asilo diventano i diretti destinatari della contraddizione politica. Il ministero degli Interni, sospendendo con la motivazione del "rischio lavorativo" una procedura pensata per dare attuazione alla decisione giudiziaria, sceglie la revoca amministrativa al posto del confronto giudiziario — sebbene diritti e doveri a livello costituzionale restino invariati.
Il Sudafrica ha attraversato per diversi mesi quest'anno proteste anti-immigrazione. Gruppi populisti e anti-immigrazione chiedono ai cittadini stranieri privi di documenti di lasciare il Paese entro il 30 giugno. Tra le critiche internazionali, decine di migliaia di persone hanno lasciato il Sudafrica, in parte organizzate in rimpatri dai governi dei propri Paesi d'origine. La Deutsche Welle sottolinea che, con un terzo della popolazione disoccupata, il Sudafrica, in qualità di maggiore economia africana, continua ad attrarre flussi migratori. Gli immigrati vengono spesso accusati di sottrarre posti di lavoro, alimentare la criminalità e aggravare la pressione sui servizi pubblici, accuse che, secondo gli studiosi di scienze sociali, non trovano riscontro nei dati.
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