Algeria arresta 61 marocchini: la decolonizzazione incompiuta del Sahara occidentale e il bias del Consiglio di Sicurezza
L'Algeria ha arrestato 61 cittadini marocchini con l'accusa di "attività di sabotaggio"; dietro l'accusa vi sono decenni di opposizione tra i due Paesi sulla questione del Sahara occidentale e lo squilibrio di potere internazionale evidenziato dalla risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell'ONU approvata a maggio a favore del piano di autonomia marocchino.
Le autorità algerine hanno arrestato all'inizio del mese 61 cittadini marocchini, accusandoli di aver pianificato "attività di sabotaggio". Secondo quanto riportato da Africa News, la Direzione generale della sicurezza nazionale algerina, in una dichiarazione diffusa domenica, ha affermato che gli arrestati appartengono a "una rete criminale marocchina di natura internazionale", senza tuttavia rivelare alcun dettaglio specifico del presunto complotto.
La dichiarazione precisa che tra gli arrestati figura un ex soldato dell'esercito marocchino, entrato in territorio algerino, secondo quanto riferito, attraverso sentieri di montagna provenienti dalla vicina Tunisia. Le autorità algerine accusano queste persone di "preparare atti destinati a compromettere la sicurezza e l'ordine pubblico". Al momento, l'Algeria non ha reso noto il contenuto specifico delle presunte "attività di sabotaggio", e le motivazioni e il contesto non possono essere verificati in modo indipendente.
L'operazione si inserisce in un contesto di profonda rottura delle relazioni tra Algeria e Marocco. Il confine terrestre tra i due Paesi è chiuso dal 1994 e nel 2021 Algeri ha formalmente interrotto le relazioni diplomatiche con Rabat.
La radice dell'opposizione tra i due Paesi risiede nel Sahara occidentale, una disputa sull'eredità coloniale che si protrae da quasi mezzo secolo senza essere stata seriamente portata a termine. Le Nazioni Unite classificano questa ex colonia spagnola, ricca di risorse minerarie, come territorio non autonomo, ma di fatto la regione è sotto il controllo del Marocco da quasi 50 anni ed è considerata da Rabat parte integrante del proprio territorio nazionale; l'Algeria, dal canto suo, sostiene da tempo il Fronte Polisario, movimento per l'indipendenza del Sahara occidentale, e difende con fermezza il diritto all'autodeterminazione della sua popolazione.
Nel maggio di quest'anno, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha adottato una risoluzione che sostiene esplicitamente il piano di autonomia per il Sahara occidentale proposto da Rabat, definendolo il percorso "più realistico" per risolvere la disputa cinquantennale. Ciò significa che, su una questione di decolonizzazione che avrebbe dovuto essere incentrata sul diritto all'autodeterminazione, la risoluzione del Consiglio di Sicurezza di fatto fissa come unico orizzonte il piano di autonomia preferito da una delle parti in causa, il Marocco, relegando ai margini l'opzione indipendentista sostenuta dall'Algeria e dal Fronte Polisario.
La detenzione di 61 cittadini marocchini sulla base di accuse prive di trasparenza pubblica riflette la profonda ostilità tra le due parti in termini di percezione della sovranità, della sicurezza e del territorio. Questa ostilità affonda le proprie radici in un processo di decolonizzazione incompiuto e si intreccia con la marcata inclinazione delle istituzioni internazionali verso il piano di Rabat sulla questione.
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