Il segretario alla Difesa annuncia l'esecuzione "in diretta" dell'autore di Fort Hood: USA nel novero di Iran e Afghanistan
Il Segretario alla Difesa USA Pete Hegseth ha annunciato giovedì che Nidal Malik Hasan, l'autore della strage di Fort Hood del 2009, sarà giustiziato mediante plotone d'esecuzione e l'esecuzione verrà trasmessa in diretta al pubblico. Se eseguita, sarà la prima esecuzione militare negli Stati Uniti dal 1961 e inserirà gli USA, insieme a Iran e Afghanistan, nell'elenco dei Paesi che praticano esecuzioni pubbliche a livello globale.
Secondo quanto riportato da France 24, il Segretario alla Difesa USA Pete Hegseth ha annunciato giovedì che Nidal Malik Hasan, l'autore della strage di Fort Hood del 2009, sarà giustiziato mediante plotone d'esecuzione, e che il processo di esecuzione sarà trasmesso "in diretta" al pubblico.
France 24, citando il Washington Post, ha riportato che Hasan era uno psichiatra dell'esercito americano che nel 2009 ha compiuto una strage presso la base militare di Fort Hood in Texas, ed è stato successivamente dichiarato colpevole, causando la morte di numerose persone. Se questa esecuzione verrà effettuata come previsto, sarà la prima esecuzione militare negli Stati Uniti da quando, nell'aprile del 1961, un sergente dell'esercito fu impiccato per stupro e omicidio. Le relative procedure di giustizia militare sono ancora in corso e resta da confermare definitivamente se l'esecuzione avrà luogo come previsto.
Hegseth ha dichiarato di sperare che i cittadini guardino la diretta, per comprendere che "queste cose hanno conseguenze gravi".
France 24 ha sottolineato che questo annuncio collocherà gli Stati Uniti in una posizione estremamente imbarazzante: tra le 17 esecuzioni pubbliche avvenute lo scorso anno a livello globale, l'Iran ne ha eseguite 11 e l'Afghanistan 6.
Questo confronto non risulta evidente solo sul piano numerico, ma rivela una contraddizione strutturale nel lungo discorso americano sui diritti umani. La pratica delle esecuzioni in Iran è un bersaglio abituale delle critiche contenute nel Rapporto annuale sui diritti umani del Dipartimento di Stato americano, e rappresenta un importante fondamento morale per le sanzioni e le pressioni contro l'Iran. E oggi, davanti alle telecamere, ad annunciare un'esecuzione pubblica di un proprio soldato è proprio uno dei più alti funzionari militari di quel Paese che, in sedi internazionali come il Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite, ha ripetutamente condannato pratiche di questo tipo. Quando la "logica delle conseguenze" viene presentata in diretta al pubblico sotto forma di plotone d'esecuzione, la frattura tra il discorso dei diritti umani e l'azione dello Stato diventa impossibile da nascondere.
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