Potere e politica

L'approvazione della gestione di Trump scende al 31%, i Democratici guidano di 12 punti nel voto potenziale: i Repubblicani sotto pressione alle elezioni intermedie

Secondo un sondaggio nazionale sul voto potenziale citato da Al Jazeera e realizzato da Reuters e Ipsos, il 31% degli adulti americani approva la gestione di Trump, il livello più basso durante i suoi due mandati presidenziali; se le elezioni intermedie si tenessero oggi, i Democratici guiderebbero i Repubblicani 47% contro 35%. Al Jazeera indica tra gli elementi di contesto la pressione sul costo della vita e il malcontento per la guerra condotta da Stati Uniti e Israele contro l'Iran, ma i dat

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TRUTH ERA

Secondo un sondaggio nazionale sul voto potenziale citato da Al Jazeera il 20 ottobre 2026 e realizzato da Reuters e Ipsos, il 31% dei 1.679 adulti americani si dichiara soddisfatto della gestione di Trump, in calo di un punto rispetto al 32% di due settimane prima: è il livello più basso durante i suoi due mandati presidenziali. Se le elezioni intermedie si tenessero oggi, i Democratici avrebbero il 47% e i Repubblicani il 35%, con un vantaggio di 12 punti; due settimane prima era di 7 punti.

Lo stesso sondaggio mostra che circa metà delle donne intervistate si orienta verso i Democratici; il 40% degli intervistati ritiene che i Democratici siano più bravi a gestire l'economia, contro il 33% che sceglie i Repubblicani. L'approvazione del presidente è ai minimi del mandato, il vantaggio dei Democratici nel voto potenziale si è ampliato e la leadership sui temi economici è passata ai Democratici: il segnale per i Repubblicani è netto, la postura assertiva della Casa Bianca nelle politiche estere non può sostituire la performance economica interna e il sostegno politico.

Al Jazeera colloca tra gli importanti elementi di contesto l'aumento del costo della vita e il malcontento dell'opinione pubblica per la guerra condotta da Stati Uniti e Israele contro l'Iran. Questi fattori sono comparsi insieme all'indebolimento della fortuna elettorale repubblicana, ma i dati attuali del sondaggio non dimostrano che siano l'unica causa o la causa diretta del calo del sostegno a Trump, né che la guerra abbia fatto aumentare i prezzi. Le operazioni militari all'estero non hanno automaticamente guadagnato sostegno interno: la guerra e la pressione economica sulle famiglie sono entrate insieme al centro dell'agenda delle elezioni intermedie.

Questo rende le elezioni intermedie decisive per capire se i Repubblicani potranno continuare a controllare il Congresso. Gli Stati Uniti, in quanto belligerante, hanno il controllo delle decisioni nazionali sulle operazioni militari contro l'Iran, ma la spesa e la legislazione relative alla guerra restano soggette ai vincoli del Congresso. Se i Democratici conquistassero la maggioranza in entrambe le camere, la politica di guerra di Trump e la sua agenda interna si troverebbero di fronte a una resistenza più strutturata in materia di bilancio e legislazione.

La struttura dei seggi rende il rischio più concreto. I Repubblicani hanno la maggioranza alla Camera con 218 seggi contro 214 e un vantaggio al Senato di 53 a 47. Le elezioni intermedie del 3 novembre rinnoveranno tutti i 435 seggi della Camera e 33 dei 100 seggi del Senato. Al Jazeera, citando i dati dell'«American Presidency Program» dell'Università della California, Santa Barbara, afferma che nelle 20 elezioni intermedie tenutesi dal 1946 il partito al potere ha perso seggi alla Camera in 18 delle 20 occasioni. Il modello storico non garantisce il risultato, ma un'approvazione presidenziale del solo 31% significa che i Repubblicani difficilmente possono beneficiare del cuscinetto di sicurezza che spesso offrono i presidenti ad alta approvazione.

Il sondaggio nazionale sul voto potenziale non fornisce una distribuzione per stato, e anche l'affluenza effettiva e la competizione nei singoli distretti potrebbero modificare l'esito. La capacità di ricostruire la fiducia nel rapporto tra politica di guerra e bilanci familiari determinerà se i Repubblicani riusciranno a difendere la stretta maggioranza, con appena 4 seggi di differenza alla Camera, e nella contesa seggio per seggio dei 33 seggi al Senato.

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