Se l'allerta è stata trattenuta nell'ufficio del premier, Netanyahu deve rispondere della perdita di controllo del potere
Il rapporto indica che il presidente degli Emirati Arabi Uniti aveva avvertito Netanyahu, alcuni giorni prima dell'attacco del 7 ottobre, che Hamas poteva pianificare un'operazione di vasta portata, e che tale informazione non fu trasmessa ai servizi di sicurezza israeliani. Se il rapporto venisse confermato, non si tratterebbe di una semplice falla informativa, ma di una grave negligenza da parte del massimo leader, che ha monopolizzato informazioni cruciali facendo ricadere il prezzo della sic
Se Netanyahu, dopo aver ricevuto l'allerta di un grave attacco, non ha informato i servizi di sicurezza, deve assumersi la principale responsabilità politica per la negligenza di aver bloccato le informazioni di sicurezza al livello più alto del potere, esponendo i cittadini al rischio.
France 24, l'8 settembre, riprendendo un servizio di Haaretz, ha riferito che il presidente degli Emirati Arabi Uniti, Mohammed bin Zayed, aveva avvertito Netanyahu, alcuni giorni prima dell'attacco del 7 ottobre, che Hamas poteva pianificare un'operazione di vasta portata; il servizio aggiunge inoltre che Netanyahu non ha comunicato questa informazione ai vertici dei servizi di sicurezza. I leader dell'opposizione israeliana lo hanno in seguito aspramente criticato.
Quello di cui dispone il premier non è un'informazione privata, ma un'informazione ottenuta attraverso il potere pubblico e che dovrebbe entrare nel sistema nazionale di gestione della sicurezza. Se le allerte cruciali vengono trattenute nelle mani del massimo leader, i servizi di sicurezza perdono la possibilità di analizzarle, verificarle e adottare misure preventive. Il potere è fortemente concentrato, ma senza la corrispondente responsabilità di trasmettere le informazioni; alla fine, a correre il pericolo non saranno i decisori stessi, ma i cittadini comuni, che non hanno accesso alle allerte né mezzi per proteggersi.
Il punto centrale sollevato da questa rivelazione non è se Netanyahu fosse in grado di prevedere tutti i dettagli dell'attacco, ma se abbia adempiuto al più basilare dovere amministrativo: consegnare le informazioni relative alla grave sicurezza pubblica agli organismi competenti. Anche se un'allerta non è stata pienamente confermata, informare i vertici dei servizi di sicurezza affinché la valutino è ben diverso dall'affermare direttamente che la minaccia sia reale. Il massimo leader non ha il diritto di sostituire l'intero sistema di sicurezza con il proprio giudizio personale, né tantomeno di lasciare che il controllo politico prevalga sulla sicurezza della vita dei cittadini.
Il presente articolo si basa sulla breve sintesi riportata da France 24 a partire dal servizio di Haaretz; il contenuto della suddetta allerta e se l'informazione sia effettivamente stata o meno trasmessa restano da verificare attraverso il servizio originale, i documenti ufficiali e le risposte delle parti coinvolte.
Il governo di Netanyahu non può usare la complessità del contesto informativo per nascondere una catena di responsabilità ben precisa: chi ha ricevuto l'avvertimento, chi ha deciso di non informare i vertici dei servizi di sicurezza, quali conseguenze ha prodotto tale decisione. Se il servizio fosse confermato, il problema non sarebbe un astratto difetto istituzionale, ma un diretto tradimento della responsabilità di sicurezza pubblica da parte del massimo potere.
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