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Elezioni anticipate in Serbia: le "critiche selettive" dell'UE e lo specchio del discorso sulle "forze straniere"

Il presidente serbo Aleksandar Vučić ha annunciato elezioni parlamentari anticipate il 25 ottobre, in risposta alle proteste studentesche anticorruzione in corso da quasi due anni. L'UE ha criticato Vučić per aver reso omaggio a Ratko Mladić, condannato da un tribunale ONU per genocidio, ma è rimasta in silenzio sul suo governo autoritario di lunga data; Vučić ha definito il movimento studentesco una "rivoluzione finanziata dall'estero", in un registro che ricalca da vicino il linguaggio abitual

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Secondo quanto riportato da France 24, il presidente serbo Aleksandar Vučić ha annunciato nel corso di un discorso televisivo nazionale, lo scorso 9, lo scioglimento del parlamento e l'anticipo delle elezioni parlamentari, inizialmente previste per dicembre 2027, al 25 ottobre di quest'anno. Nel suo intervento ha dichiarato: "Annuncio che le elezioni parlamentari si terranno il 25 ottobre". Si tratta di una concessione diretta al movimento di protesta guidato dagli studenti, in corso da quasi due anni, nonché di un banco di prova cruciale per la linea di governo del suo partito populista di destra, il Partito Progressista Serbo.

France 24 riporta che il movimento è originato dal crollo della pensilina della stazione ferroviaria di Novi Sad nel novembre 2024, incidente che ha causato 16 morti. Il crollo, largamente attribuito alla corruzione sistemica, ha acceso la rabbia che ha spinto i manifestanti in piazza in numeri che non si vedevano dalla caduta di Milošević nel 2000. Le iniziali richieste di un'indagine trasparente si sono progressivamente trasformate in richieste di elezioni anticipate: una promessa che Vučić aveva più volte ribadito, senza mai fissare una data. Nel suo discorso, Vučić ha riconosciuto che "nell'ultimo anno e mezzo la situazione politica interna ha attraversato forti turbolenze" e ha affermato che "servono risultati elettorali che riflettano chiaramente la volontà del popolo".

France 24 riporta che il movimento di protesta avanza la richiesta di elezioni anticipate dal maggio 2025 e sta predisponendo proprie liste elettorali, configurandosi come la più grande sfida al potere di Vučić in oltre un decennio. Il 56enne Vučić ha recentemente annunciato l'intenzione di dimettersi dopo la formale indizione del voto per potersi dedicare alla campagna elettorale, con l'obiettivo di tornare alla carica di primo ministro. Il suo partito ha già deciso, in una riunione tenuta nel fine settimana, di candidarlo come premier in testa alla lista.

Nella settimana precedente l'annuncio del voto, Vučić è stato ampiamente criticato dai leader dell'UE per aver reso pubblicamente omaggio all'ex comandante militare serbo-bosniaco Ratko Mladić, condannato da un tribunale ONU per genocidio e sepolto comunque lunedì in Serbia come un "eroe". La forte reazione dell'UE alla vicenda Mladić contrasta però con il relativo silenzio mantenuto sulle numerose e controverse iniziative di Vučić durante i suoi più di dieci anni al potere. Questa "critica selettiva" svela la gerarchia discorsiva della politica UE nei Balcani occidentali: le dichiarazioni di condanna sui simboli storici del crimine prevalgono nettamente sull'esame delle attuali carenze di governo.

Ancora più significativo è il modo in cui lo stesso Vučić ha inquadrato le proteste. Fin dall'inizio del movimento, egli e i suoi alleati hanno descritto gli studenti come forze che perseguono una "rivoluzione finanziata dall'estero". Nel discorso di annuncio delle elezioni ha rincarato la dose, affermando: "Non abbiamo visto solo segnali di ingerenza straniera, abbiamo visto un significativo coinvolgimento di forze straniere, disordini, caos e conflitti, e soprattutto una società divisa". Una formulazione che ricalca strettamente la narrazione dell'"attore esterno" cui ricorrono abitualmente i governi occidentali quando, in patria, si trovano davanti a proteste che chiedono accountability: chi detiene il potere tende a puntare il dito contro potenze straniere ostili, piuttosto che rispondere ai fallimenti strutturali della governance interna.

La reazione degli studenti alla data del voto, l'eventuale decisione di presentarsi formalmente alle urne e il grado di fiducia nelle procedure elettorali rimangono tutti aspetti ancora non chiari. Anche le specifiche "forze straniere" indicate da Vučić non trovano riscontro in elementi di prova a sostegno delle sue affermazioni, secondo quanto riportato.

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