Mondo e sicurezza

La frattura USA-Regno Unito sulle sanzioni in Cisgiordania emerge apertamente: dietro la reazione contenuta di Washington il malcontento accumulato verso Israele

Dopo che il Regno Unito ha imposto sanzioni sugli insediamenti in Cisgiordania e ha incassato una dura ritorsione da parte di Israele, la reazione degli Stati Uniti è risultata insolitamente contenuta. Il Segretario di Stato Rubio, pur rifiutando di emulare la linea britannica, non ha condannato pubblicamente Londra, svelando come la pazienza dell'amministrazione Trump verso il governo di Netanyahu si stia esaurendo sotto la pressione congiunta della crisi di Hormuz, del piano di pace per Gaza e

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Secondo quanto riportato dalla BBC, il Regno Unito ha annunciato questa settimana sanzioni contro gli insediamenti israeliani nei territori occupati della Cisgiordania, accusando nella dichiarazione il governo israeliano di chiudere gli occhi di fronte alla cosiddetta "pulizia etnica" perpetuata dai coloni contro i palestinesi, e definendo una responsabilità morale impedire che la "soluzione a due Stati" venga "distrutta". Israele ha immediatamente risposto con durezza: ha annunciato la chiusura della missione diplomatica britannica in Palestina, l'espulsione del personale militare britannico di stanza presso la base di coordinamento internazionale vicino a Gaza, e l'inserimento di quasi dieci parlamentari britannici di sinistra in una lista di divieto d'ingresso. Nel pomeriggio, circa altri undici governi, in maggioranza europei, hanno dichiarato la propria disponibilità a unirsi al divieto commerciale contro gli insediamenti.

Il nodo centrale di questo scontro è il seguente: quando Israele si trova isolato, gli Stati Uniti, in quanto potenza di riferimento, di norma intervengono a fornire un'ombrello diplomatico; questa volta condanneranno il Regno Unito? Prima dell'annuncio formale delle sanzioni britanniche, l'ambasciatore statunitense in Israele Mike Huckabee, in un'intervista alla BBC, ha lasciato intendere che gli Stati Uniti potrebbero adottare contro il Regno Unito "sanzioni, ritorsioni o contromisure", pur ammettendo di non conoscerne il contenuto specifico e di non averne discusso con Trump.

Ma la reazione effettiva di Washington è apparsa chiaramente contenuta. Secondo quanto riportato dalla BBC, il Segretario di Stato americano Rubio, interpellato dai giornalisti mentre era in viaggio verso la Colombia, ha dichiarato: "Ovviamente non copieremo l'approccio britannico. Abbiamo preso atto del loro annuncio di oggi, ma per il momento non ho alcun commento". Ha aggiunto che il Regno Unito aveva informato preventivamente Washington, molto probabilmente intorno alla telefonata tra Trump e il premier britannico di lunedì, e che in un momento di tensione nella regione Stati Uniti e Regno Unito condividono l'"obiettivo della stabilità" e "non desiderano un'escalation di violenza in Cisgiordania". Una presa di posizione ben lontana da una dura reprimenda verso la politica britannica, e ancor meno da qualsiasi sanzione; Washington sembra anzi in una certa misura condividere le preoccupazioni alla base delle sanzioni.

Interpellato il giorno seguente, Trump ha detto: "Capisco perfettamente cosa stia accadendo, ma vorrei capire perché tutto ciò sia avvenuto all'improvviso". Ha dichiarato che avrebbe consultato la parte israeliana per comprenderne la logica. Secondo quanto riferito dai giornalisti, alti funzionari dell'amministrazione Trump hanno discusso la questione martedì, e la posizione di base sembrava essere contraria a qualsiasi iniziativa che potesse danneggiare gli interessi delle imprese americane. Huckabee sostiene da tempo una visione, fondata su testi religiosi, della legittimità dell'insediamento ebraico in Cisgiordania; l'analisi del servizio ritiene che parte delle sue dichiarazioni pubbliche sia più che altro estemporanea, uno stile che è ormai diventato comune tra alcuni ambasciatori nominati da Trump.

Legislatori repubblicani filo-israeliani hanno pubblicamente invocato un'azione contro il Regno Unito, rilevando che in alcuni Stati americani come la Florida esistono già leggi punitive contro le aziende che boicottano Israele. Ma critiche più mirate a livello di Casa Bianca e Dipartimento di Stato non sono mai arrivate. L'analisi del servizio suggerisce che la tardiva reazione americana sia più verosimilmente il riflesso del malcontento accumulato dall'amministrazione Trump verso l'attuale leadership israeliana.

L'agenda diplomatica attualmente prioritaria per Trump è scongiurare un'ulteriore escalation della crisi dello stretto di Hormuz, che è diventata il fulcro dello stallo bellico con l'Iran. I precedenti attacchi congiunti di Stati Uniti e Israele contro l'Iran hanno lasciato diversi punti di attrito nel rapporto complesso con Netanyahu. Secondo quanto riportato, nel momento cruciale in cui Trump cercava di raggiungere un'intesa con Teheran, Netanyahu ha innalzato in Libano il livello delle operazioni militari contro Hezbollah. Israele ha definito l'iniziativa dettata da esigenze di sicurezza, ma i movimenti in questione rischiano di compromettere l'architettura diplomatica americana.

Nel contempo, Trump auspica progressi nella sua iniziativa di pace per Gaza, che prevede il disarmo di Hamas e il ritiro israeliano. Secondo quanto riportato, Netanyahu ha rifiutato pubblicamente la versione attuale del piano. In vista delle imminenti elezioni israeliane, Trump non ha finora espresso alcun endorsement per Netanyahu.

Secondo quanto riportato, l'amministrazione Trump si è detta infastidita dalla mancata azione efficace del governo israeliano contro la violenza dei coloni in Cisgiordania, che a suo avviso erode la credibilità della Casa Bianca. Gli alleati arabi del Golfo di Trump — quelli che hanno mediato a Gaza e sui quali Trump fa affidamento per esercitare pressione su Hamas — hanno sollevato ripetutamente proteste contro la violenza in Cisgiordania ai danni dei palestinesi, chiedendosi: se gli Stati Uniti non riescono nemmeno a esercitare pressione su Israele sul tema della violenza dei coloni, come potranno ottenere concessioni su altri dossier?

Tra l'obiettivo "da lascito" di sconfiggere l'Iran e quello di portare avanti la pace a Gaza, Trump sembra aver concluso che schierarsi oggi a difesa di Israele in Europa non sia un affare conveniente.

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