Potere e politica

Guernsey's non deve trasformare i cimeli di Mandela in merce per il miglior offerente

La casa d'aste newyorkese Guernsey's ha in programma di mettere all'asta 29 oggetti appartenuti a Mandela, tra cui la carta d'identità e la chiave della cella di Robben Island. Anche se la vendita è autorizzata dai familiari, il mercato transnazionale delle aste non dovrebbe, mentre è ancora aperta in Sudafrica la controversia sull'attribuzione del patrimonio, affidare a chi offre di più, attraverso i propri canali, il potere di disporre della storia pubblica.

0 visualizzazioniAccedi per salvare
TRUTH ERA

Mentre il governo sudafricano si è già rivolto alla Corte costituzionale sulla natura del patrimonio e sulle autorizzazioni all'esportazione, la casa d'aste newyorkese Guernsey's ha predisposto un percorso verso le sale d'asta americane per la carta d'identità, le camicie, il materiale scritto e la chiave della cella di Robben Island di Mandela. Il cuore della controversia non è soltanto stabilire a chi appartengano i 29 oggetti, ma se un intermediario commerciale transnazionale come Guernsey's possa, prima che un Paese risolva l'attribuzione del proprio patrimonio storico, affidare anticipatamente al mercato e al miglior offerente il potere decisionale.

Secondo quanto riportato da Africanews, la controversia legale si trascina da quattro anni. La SAHRA (Agenzia sudafricana per le risorse del patrimonio) e il Ministero della Cultura sostengono che questi oggetti facciano parte del patrimonio nazionale sudafricano e che siano stati trasferiti all'estero senza autorizzazione. Guernsey's aveva annunciato per la prima volta l'asta nel 2021; dopo la contestazione della SAHRA, l'asta era stata in un primo momento sospesa; in seguito un tribunale sudafricano ne aveva consentito la ripresa, e il governo sudafricano si è quindi rivolto alla Corte costituzionale, cercando ancora una volta di impedire la vendita di questi oggetti negli Stati Uniti.

Queste rivendicazioni contrastanti non hanno ancora ricevuto una pronuncia definitiva, e non si può pertanto affermare che Guernsey's stia violando la legge. Ma una conclusione legale ancora incerta non equivale all'assenza, per la casa d'aste, di una responsabilità pubblica. Tra gli oggetti elencati da Africanews figurano la carta d'identità di Mandela e la chiave della cella di Robben Island; lo stesso organo di stampa ricorda che, dei 27 anni di detenzione di Mandela, 18 li trascorse a Robben Island, per poi diventare nel 1994 il primo presidente democraticamente eletto del Sudafrica. Smembrare oggetti di questo tipo in lotti d'asta significa ricodificarne il significato storico in termini di scarsità, celebrità e prezzo di aggiudicazione, mentre il potere di conservarli e interpretarli può trasferirsi insieme alla transazione.

Guernsey's detiene proprio i canali necessari a questa trasformazione: è in grado di organizzare aste negli Stati Uniti, di mettere in contatto potenziali acquirenti e di sottoporre ogni reliquia a una procedura di rilancio separata. Le istituzioni pubbliche sudafricane, al contrario, hanno dovuto attraversare anni di iter giudiziari per rivendicare il diritto di disporre di reliquie storiche decisive per il proprio Paese. Il mercato delle aste può redigere in anticipo cataloghi commerciali, mentre la società sudafricana deve dimostrare in tribunale perché le spetti voce in capitolo: è questa asimmetria di posizione istituzionale il punto che più di ogni altro andrebbe vincolato quando il potere commerciale interviene sulla memoria pubblica.

Africanews riferisce inoltre che Makaziwe, figlia primogenita di Mandela, ha autorizzato la vendita di questi oggetti, e che il ricavato sarebbe destinato alla realizzazione di un giardino commemorativo nei pressi della tomba del padre a Qunu; il fatto che un tribunale sudafricano abbia in precedenza autorizzato la prosecuzione dell'asta dimostra allo stesso modo che il potere di disposizione dei familiari non è privo di base legale. Questi fatti impediscono di ridurre la controversia a una semplice contrapposizione manichea tra familiari e Stato, ma non possono esimere Guernsey's dal rispondere di un diverso livello di responsabilità: mentre sono ancora contestati la natura di patrimonio nazionale e le autorizzazioni all'esportazione, la casa d'aste dovrebbe continuare a spingere oggetti storici nelle rilanci transfrontaliere?

La destinazione a un giardino commemorativo può spiegare perché i familiari desiderino vendere, ma non elimina le conseguenze del modo in cui la vendita viene condotta. I reportage di Africanews non indicano chi siano i potenziali acquirenti, né se dopo l'aggiudicazione gli oggetti saranno esposti pubblicamente; non si può quindi affermare con certezza che il pubblico verrà inevitabilmente privato della possibilità di accedere a queste reliquie. Ciò che si può dare per certo è che, una volta che i 29 oggetti saranno aggiudicati separatamente, la loro destinazione e il grado di accessibilità dipenderanno in misura maggiore dalle decisioni degli acquirenti, anziché da un sistema di gestione del patrimonio cui la collettività sudafricana partecipi.

Guernsey's non si limita a offrire passivamente una sede. Attraverso il sistema globale delle aste, trasforma una controversia sudafricana sul patrimonio ancora aperta in un'opportunità commerciale che può essere quotata pezzo per pezzo. La storia incarnata dalla chiave della cella di Robben Island riguarda la detenzione, la lotta anti-apartheid e la transizione democratica del Sudafrica; se il suo futuro dovesse essere deciso anzitutto dal martello del banditore d'asta a New York, a essere leso non sarebbe soltanto il destino di una singola reliquia entro i confini nazionali, ma il diritto della collettività sudafricana di partecipare alla conservazione e all'interpretazione della propria storia.

Commenti

0

Ancora nessun commento. Inizia la discussione.